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VIAGGIO DI NOVEMBRE 2004

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  1. paolo.bernat
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    Il Prof Bernat, direttore del Museo dall'' Antartide di Genova http://www.mna.it Ha accompagnato nel Novembre 2004 i nostri passeggeri in un bellissimo viaggio. La sua competenza ha trasformato un viaggio "nel viaggio che tutti cercano": completo, interessante e piacevole. Questo il suo "diario di viaggio". Penisola Antartica 18 ¨C 27 novembre 2004 crociera a bordo della §¤§²§ª§¤§°§²§ª§« §®§ª§·§¦§¦§£ M/S Grigoriy Mikheev Personaggi ed interpreti: Captain Alexey Zakalashnyuk and his Russian Crew Expedition Leader ¨C Monika Schillat (Argentina) Guide/lecturer ¨C Marcelo Zarate (Argentina) Guide/lecturer ¨C Paolo Bernat (Italy) Purser ¨C Philip Douse (Australia) Chef ¨C Renso Jansen (The Netherlands) Sous Chef - Arno Mol (The Netherlands) Physician ¨C Dr. Caroline Whang (Australia) 18 Novembre 2004 Ushuaia Condizioni meteo: inizialmente sereno, quindi nuvole e pioggia nel tardo pomeriggio. Molti di noi sono arrivati a Ushuaia dopo un lungo viaggio e hanno avuto giusto il tempo di visitare la piccola citt¨¤ di Ushuaia (El fin del mundo, come dicono i locali). Verso le quattro del pomeriggio ci si imbarca sulla Grigoriy Mikheev, che sar¨¤ la nostra casa per i prossimi giorni. Alle cinque Monika, il nostro capo spedizione, presenta ai passeggeri lo staff che si prender¨¤ cura di loro: Phil (Hotel Manager), i cuochi Renso e Arno, e gli altri due esperti Marcelo (geologo argentino) e Paolo (biologo italiano) che cercheranno di rendere interessanti e piacevoli le giornate a bordo della Mikheev e durante le escursioni a terra. Fa parte dello staff ancora la dottoressa australiana Caroline a cui noi tutti speriamo di non doverci rivolgere per eventuali malesseri. Naturalmente non possiamo dimenticare il Comandante e l¡¯equipaggio della nave che hanno la responsabilit¨¤ ultima della sicurezza nostra e della Mikheev. Finalmente la nave molla gli ormeggi sotto un cielo per la prima volta grigio e piovigginoso dopo un paio di giorni. La prima parte della nostra navigazione avviene nelle acque tranquille del canale di Beagle. Dopo qualche ora il pilota di porto abbandona la nave e ritorna sulla sua imbarcazione. Ci avviciniamo ormai allo sbocco del canale nell¡¯Atlantico meridionale: affronteremo dunque i celebri ¡°40 urlanti¡± e i ¡°50 ruggenti¡±, i venti che spazzano con indicibile violenza le acque dell¡¯oceano aperto. 19 Novembre 2004 Drake Passage: rotta per l¡¯Antartide Temperatura esterna: 6¡ã C Il giorno si preannuncia soleggiato e con una ottima visibilit¨¤. Ci siamo svegliati presto, il rullio della nave ci ha scosso parecchio nelle ultime ore della notte rendendoci il sonno leggero. Per essere nell¡¯Atlantico meridionale le onde non sono poi cos¨¬ grosse. La giornata si annuncia soleggiata e l¡¯aria ¨¨ limpida: siamo nello stretto di Drake. Verso mezzogiorno la nostra posizione ¨¨ di 57¡ãS e 64¡ãW. La Convergenza ¨¨ ancora lontana, ci arriveremo durante la notte. Albatros e procellarie seguono la nave fin dalle prime ore del giorno. 20 Novembre 2004 Drake Passage: in mare, rotta per l¡¯Antartide Temperatura esterna: 4¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -2¡ãC Posizione geografica: 61¡ã12¡¯S, 58¡ã27¡¯W Ormai siamo nell¡¯Oceano Meridionale. Durante la notte abbiamo passato la Convergenza antartica cio¨¨ la zona di separazione tra le fredde acque antartiche e gli altri oceani. La temperatura dell¡¯acqua ¨¨ scesa al di sotto di 0¡ãC. Nonostante le condizioni ambientali molto severe in quest¡¯area c¡¯¨¨ una prodigiosa ricchezza di vita dovuta alla risalita (up welling) di acque pi¨´ profonde e ricche di nutrienti che sostengono tutta la catena alimentare marina dell¡¯Oceano Meridionale. Verso la fine della mattinata gli albatros si fanno pi¨´ rari e solo gli uccelli delle tempeste di Wilson continuano a seguire la scia della nave e con scivolate d¡¯ala acrobatiche sfrecciano dietro la nostra poppa tra gli spruzzi di schiuma creati dalla prua della Mikheev. All¡¯orizzonte abbiamo la prima avvisaglia di essere veramente in Antartide: il primo iceberg che incontriamo ¨¨ presagio delle meraviglie che avremo la fortuna di vedere nei prossimi giorni. Nel pomeriggio arriviamo in vista della King George Island, una delle isole dell¡¯Arcipelago delle Shetland Australi. Doppiato il capo dell¡¯isola pi¨´ a nord, ci avviciniamo a Penguin Island dove ¨¨ previsto il nostro primo sbarco. Purtroppo l¡¯improvviso cambiamento delle condizioni del tempo ci porta a desistere dal nostro tentativo. Troppo vento e qualche onda pi¨´ alta delle altre rendono poco sicuro imbarcarsi sui gommoni, saltando dalla scaletta fuoribordo. In serata il tempo peggiora ancora: ¨¨ previsto vento forza 7, con raffiche da 40 nodi (ca. 80 km/h) per questa ragione la nave va a cercarsi un ridosso nell¡¯Admiralty Bay. Il vento ¨¨ impressionante e scuote la nave utilizzandola come un gigantesco strumento musicale che canta nella notte, parla e rassicura i passeggeri. Dopo un po¡¯ di chiacchiere serali, si va tutti a dormire sperando in una migliore giornata per l¡¯indomani. 21 Novembre 2004 King George Island: Admiralty Bay e stazione scientifica Arctowski (Polonia) Temperatura esterna: 1¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: - 2¡ãC Posizione geografica: 62¡ã16¡¯S, 58¡ã22¡¯W (h 16,00) Dopo la bufera di vento della sera precedente ci siamo alzati in una mattina sfolgorante di sole. A ben guardare c¡¯¨¨ ancora qualche nuvola e il vento soffia sempre con raffiche violente. Comunque ci prepariamo a sbarcare nell¡¯Admiralty Bay, segnalata da un faro che annuncia anche la stazione scientifica polacca ¡°H. Arctowski¡±. Un paio di trasbordi con i gommoni e tutto il gruppo sbarca su una spiaggia di ciottoli neri e arrotondati. Ci incamminiamo sulla spiaggia scura a sud-est della base. Un solitario pinguino di Adelia ci precede di qualche decina di metri in direzione della sua colonia situata su un promontorio roccioso che chiude la baia su quel lato. La zona ¨¨ una S.S.S.I. (Site of Special Scientific Interest), la numero 8, riconosciuta dallo S.C.A.R. (Scientific Committee for Antarctic Research) e l¡¯accesso ci ¨¨ precluso. Nessuna paura per¨°: sono gli stessi pinguini di Adelia che ci vengono incontro, curiosi. Poco prima del limite della spiaggia ci imbattiamo anche in due giovani elefanti marini che sonnecchiano e, sdegnosamente, ignorano i nostri tentativi di coglierli in atteggiamenti fotogenici. Poco pi¨´ in l¨¤, un terzo elefante marino preferisce sottrarsi alle nostre attenzioni tuffandosi in acqua. Al ritorno si fa tappa all¡¯accogliente salone di ritrovo della base per chiedere i timbri da apporre sui passaporti o sui taccuini di viaggio. Si scambiano gli ultimi saluti coi membri della ventinovesima spedizione polacca in Antartide che sono stati nostri compagni di viaggio in questi primi giorni a bordo della Mikheev. Verso le undici torniamo tutti a bordo e aspettiamo che si concludano le operazioni di scarico del materiale trasportato fin qui dalla nave e destinato alla base polacca. Il vento per¨° rende lente e difficili le manovre per caricare il mezzo anfibio che fa la spola tra la spiaggia e la nostra nave. Finalmente si riparte, destinazione: Deception Island. L¡¯entusiasmo viene per¨° smorzato dal peggioramento delle condizioni meteo. Cos¨¬ si cambia programma e si punta risolutamente pi¨´ a sud, verso la costa occidentale della Penisola. Nessun rimpianto la visita a Deception ¨¨ solo rimandata. Nel pomeriggio Marcelo tiene una lezione sulla geologia di Deception Island, antica stazione baleniera, seguita da un briefing di Monika sulla storia della baleneria. Dopo cena, passiamo parecchio tempo alle murate della nave o in plancia a scrutare la superficie grigia del mare. Oltre a numerosi piccoli blocchi di ghiaccio e iceberg vaganti di varie dimensioni avvistiamo anche pinguini (Adelia?) che si rincorrono sopra e sotto la lastra plumbea che si fonde al passaggio della nave. Finalmente avvistiamo anche un paio di ¡°pod¡± di orche che incrociano in queste acque aspettando di mettersi in scia a qualche pinguino solitario e in ritardo sul suo gruppo. A sera inoltrata il mare e il cielo si confondono all¡¯orizzonte in una cappa grigia di nebbia e nuvole. Il mare ¨¨ costellato da lastroni di pack alla deriva e di incredibili figure di ghiaccio dalle forme pi¨´ svariate che svaniscono nella foschia a poppa della nave. 22 novembre 2004 Gerlache Strait, Danco Island, Paradise Bay (Almirante Brown Station, situata sul continenteAntartico vero e proprio!) Temperatura esterna: 2¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: - 1¡ãC Posizione geografica: 64¡ã40¡¯S, 62¡ã37¡¯W (h 12,00) Siamo in navigazione nel Gerlache Strait e sfilano ai lati della nave blocchi di ghiaccio galleggiante distaccatisi dalla costa delle isole e del continente antartico che diventa sempre pi¨´ vicino. Anche oggi ¨¨ nuvoloso, ma non sta nevicando. In mattinata ci avviciniamo all¡¯isolotto di Two Hummock che sorge poco a ovest della nostra prossima meta: Hydrurga Rocks, una serie di scogli e scoglietti che ospitano diverse colonie di nidificazione di alcune specie di uccelli (cormorani, pinguini chinstrap ¨C Pygoscelis antartica ¨C e gabbiani). Al momento di sbarcare, inizia a nevicare. Vari tentativi di approdo vanno a vuoto, poi si riesce a trovare un approdo nei pressi di un blocco di ghiaccio dai riflessi azzurri arenatosi all¡¯imboccatura di una caletta. Appena messo il piede a terra, ci imbattiamo in una foca di Weddell stesa a riposarsi. Cormorani e chinstrap (quelli con il collarino nero sottogola) nidificano sulle rocce sgombre di neve. Siamo tutti imbacuccati e bardati fino agli occhi ma il vento porta la neve gelata sotto i cappucci, nel collo e negli occhi pungendoci con piccolissime dita di ghiaccio. Al pomeriggio cambiamo programma rispetto al previsto. Ci infiliamo nell¡¯Errera Channel e sbarchiamo a Danco Island. Il cielo ¨¨ un po¡¯ pi¨´ luminoso e ci consente di apprezzare un panorama pi¨´ ampio. Anche l¡¯arrampicata su un pendio innevato in prossimit¨¤ di una ¡°rookerie¡± di chinstrap non ci costa tanta fatica anzi ci consente di sgranchire un po¡¯ le gambe dopo qualche giorno di inattivit¨¤. In questa giornata riusciamo a fare ancora una terza uscita con i gommoni. L¡¯atmosfera che ci accoglie a Paradise Bay ¨¨ magica e straordinaria. Enormi torri di ghiaccio bianche, azzurrine, vertiginose torreggiano sui nostri gommoni che navigano nelle acque scure della baia dove i blocchi di ghiaccio galleggianti sono innumerevoli pedine di una gigantesca scacchiera. Alla fine dell¡¯escursione ci fermiamo qualche minuto alla base argentina Almirante Brown nostra prima tappa sul suolo antartico vero e proprio. La base ¨¨ chiusa, non c¡¯¨¨ personale, ma si pu¨° curiosare all¡¯interno di un a baracca lasciata agibile per eventuali casi di emergenza. Siamo tutti molto euforici per lo scenario che ci circonda: talmente euforici che inizia una cruenta battaglia a palle di neve. Al momento di ritornare a bordo ci accorgiamo che l¨¬ vicino sonnecchia un elefante marino. Cos¨¬ ben mimetizzato tra le rocce in riva al mare da risultare pressoch¨¦ invisibile sino a quel momento. E la giornata non ¨¨ ancora finita: gli chefs ci hanno preparato un barbecue all¡¯aperto, sul ponte di poppa della Mikheev. Un¡¯ottima grigliata, brindisi e musica coinvolgono tutti ¨C passeggeri ed equipaggio ¨C in balli e giochi di gruppo. L¡¯incredibile cornice di Paradise Bay rende questa serata davvero indimenticabile. 23 Novembre 2004 Lemaire Channel, Port Lockroy Temperatura esterna: 2¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -1¡ãC Posizione geografica: 65¡ã05¡¯S, 64¡ã02¡¯W (h 09,00) Il cielo ¨¨ sempre nuvoloso ma ogni tanto il sipario grigio e silenzioso si alza facendoci sperare in un miglioramento delle condizioni del tempo. La Grigory Mikheev continua la sua rotta verso sud attraverso lo spettacolare Lemarie Channel. Indoviniamo le incombenti pareti rocciose a picco sul mare al di l¨¤ della cortina di nebbie e nuvole che condizionano la visibilit¨¤ ma rendono tutto magico e quasi irreale. L¡¯Antartide mostra uno dei suoi aspetti forse meno turisticamente gratificante ma egualmente grandioso e veramente suggestivo. Il programma prevede di arrivare a Pleneau Island e di sbarcare a Peterman Island ma un nuovo cambiamento interviene, visto il peggioramento delle condizioni meteo. Armati di coraggio e di giubbotti salvagente ci imbarchiamo sugli Zodiac per avvicinarci un po¡¯ di pi¨´ agli iceberg che costellano il mare tra queste due isole. I gommoni affrontano risolutamente le onde, noi un po¡¯ meno. Nevica piuttosto violentemente e il vento ci conficca aghetti di ghiacchio sul viso e sulle poche parti lasciate scoperte. Gli spruzzi gelati infradiciano giacconi e guanti, i piedi cominciano a diventare insensibili dentro gli stivali di gomma che indossiamo. Non resistiamo a lungo e, dopo aver preso qualche foto delle geometrie magistrali esibite dagli iceberg, rientriamo a bordo della nostra piccola ma confortevole nave bianca. Intanto veniamo informati del peggioramento delle condizioni del tempo su a nord, nel Gerlache Strait. Cominciamo quindi a risalire verso nord e nel pomeriggio sfruttiamo la variazione di programma per approdare a Port Lockroy, una base inglese adibita praticamente a museo e punto di sosta per i crocieristi; al momento per¨° la base ¨¨ ancora disabitata. Almeno per quanto riguarda gli umani, perch¨¦ invece per i pinguini gentoo e le foche (f. di Weddell) si rivela un¡¯area gi¨¤ meta dei loro viaggi. Arriviamo alla costa su cui sorge la base non con i gommoni ma ¡°camminando¡± sulle acque. La Mikheev infatti ¨¨ andata a incastrare la prua sul fast-ice (ghiaccio marino che rimane attaccato alla costa anche in estate) che persiste su un lato della baia: a questo punto il gioco ¨¨ fatto. Si cala lo scalandrone dalla fiancata sinistra e velocemente si guadagna la superficie ghiacciata del mare su cui ci incamminiamo in fila indiana. Meravigliosi ghiacciai si rovesciano gi¨´ dalle vette e dai fianchi delle montagne che fanno corona all¡¯insenatura tranquilla, silenziosa. Vicino alla base - poche baracche in legno molto simili a cottages inglesi ¨C amichevoli e poco schiamazzanti pinguini papua (detti anche gentoo, Pygoscelis papua) si lasciano fotografare aspettando pazientemente che questi primi turisti della stagione se ne rientrino velocemente a casa. E¡¯ quasi ora di rientrare, alcune foche di Weddell (Leptonychotes Weddelli) alzano svogliatamente la testa al rumore delle nostre voci che pian piano svaniscono e lasciano di nuovo la baia ai loro legittimi proprietari. Nella notte la navigazione verso nord ci porta in un mare bianco e lattiginoso per la grande quantit¨¤ di ghiaccio galleggiante che si trova sulla nostra rotta. Il mare si muove appena sotto questo strato mobile: si percepiscono onde lunghe e provenienti dall¡¯oceano aperto ormai rese stanche dal lungo cammino percorso, fin quaggi¨´, a sud. 24 Novembre 2004 Deception Island Temperatura esterna: 0¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -2¡ãC Posizione geografica: 63¡ã32¡¯S, 61¡ã00¡¯W (h 08,00) Al mattino siamo ancora in navigazione tra i ghiacci la velocit¨¤ della nave ¨¨ alquanto ridotta (5 nodi = 5 miglia/h = ca 9 Km/h) per limitare il pi¨´ possibile gli inconvenienti dovuti ad eventuali collisioni con blocchi di ghiaccio pi¨´ grandi e robusti. Lo spettacolo ¨¨ affascinante e tutti noi siamo di vedetta lungo le murate, sui ponti scoperti o in plancia per individuare gli animali che, lontano dalla costa, si riposano o cacciano sui lastroni di ghiaccio galleggiante. E'''''''''''''''''''''''''''''''' quasi come vedere un documentario naturalistico, solo che siamo noi qui i registi che lavorano in presa diretta: foche cancrivore (Lobodon carcinophagus), di Weddell e foche leopardo (Hydrurga leptonyx) sfilano appena fuoribordo senza che nemmeno si debba andare a cercarle. Verso l''''''''''''''''''''''''''''''''ora di pranzo il pack si apre e la nave riprende velocit¨¤, avvicinandosi alla nostra ultima tappa antartica, l''''''''''''''''''''''''''''''''isola di Deception. L''''''''''''''''''''''''''''''''isola si para davanti a noi quasi in bianco e nero, ghiaccio e lava che convivono da tempi immemorabili. Entriamo nella caldera vulcanica allagata dal mare attraverso il Neptune''''''''''''''''''''''''''''''''s Bellow''''''''''''''''''''''''''''''''s, uno stretto passaggio che bisogna affrontare con le dovute precauzioni come testimonia il relitto di una nave norvegese qui naufragata. L''''''''''''''''''''''''''''''''isola di Deception ¨¨ praticamente un anello di ca. 14 km di diametro e racchiude un''''''''''''''''''''''''''''''''insenatura - Port Foster - una volta utilizzata come base dalle navi baleniere. La nostra discesa a terra prevede una visita alle rovine della stazione baleniera e di una vecchia base britannica entrambe a pi¨´ riprese devastate dalle attivit¨¤ vulcaniche che si sono succedute negli ultimi tempi. Sbarchiamo dagli zodiac su una spiaggia di ceneri e lave nere. Attivit¨¤ fumaroliche, come il vapore che si leva nell''''''''''''''''''''''''''''''''aria e l''''''''''''''''''''''''''''''''odore di zolfo che ci colpisce ancora a qualche distanza da riva, segnalano che il vulcano c''''''''''''''''''''''''''''''''¨¨ ancora e nemmeno pensa di andare in pensione. Alcuni ardimentosi tra di noi si tuffano nelle acque surriscaldate della baia come per cogliere un'''''''''''''''''''''''''''''''' ulteriore emozione da registrare tra i propri ricordi. Camminando lungo la spiaggia sorprendiamo alcuni pinguini e diversi skua (Catharacta sp.) che si riposano ai margini di una pozza di acqua dolce, dove amano bagnarsi e rotolarsi in maniera non comune per altri uccelli polari. La nostra escursione ci porta a salire verso Neptune''''''''''''''''''''''''''''''''s Window da dove si gode di una bella vista su Port Foster con la nave ormeggiata e su tutta la Whaler''''''''''''''''''''''''''''''''s Bay. Prima di ripartire il comandante Zakalashnyuk (Alex per gli amici) ci fa fare un tour di tutta la caldera e ci consente di osservare l''''''''''''''''''''''''''''''''imponente edificio vulcanico straordinariamente messo in risalto dalle coltri glaciali che lo sovrastano. Tanto per ricordarci che era opportuno cominciare la navigazione verso Ushuaia, un banco di nebbia spessa e gelata si insinua dall''''''''''''''''''''''''''''''''oceano all''''''''''''''''''''''''''''''''interno della baia. Ancora qualche ultima foto, poi si rientra sottocoperta per l''''''''''''''''''''''''''''''''inizio della rotta settentrionale. 25 Novembre 2004 Passaggio di Drake: in pieno oceano meridionale Temperatura esterna: -1¡ã C Temperatura dell''''''''''''''''''''''''''''''''acqua: -1¡ãC Posizione geografica: 60¡ã11¡¯S, 64¡ã02¡¯W Purtroppo il passaggio di Drake si rivela sempre una brutta bestia. Anche se le onde non sono quelle di una tempesta gran parte dei passeggeri ¨¨ ko. La mattinata trascorre con i briefing di Monika e Marcelo rispettivamente sull''''''''''''''''''''''''''''''''epoca eroica delle esplorazioni antartiche e sui cambiamenti climatici occorsi nel passato con interessanti confronti tra l''''''''''''''''''''''''''''''''evoluzione dei ghiacciai antartici e quelli dell''''''''''''''''''''''''''''''''emisfero settentrionale. La giornata ¨¨ scandita da questi eventi e dagli avvisi di Phil riguardanti la colazione, il pranzo, la cena. Naturalmente, quasi per beffarci, il sole ha brillato alto per tutta la giornata ma, tra l''''''''''''''''''''''''''''''''aria freddissima e il ghiaccio che rendeva scivolosi i ponti della nave, quasi nessuno ha approfittato del bel tempo. Nel pomeriggio, Monika ripropone in spagnolo la lettura della mattinata, a beneficio dei passeggeri italiani in taluni casi maggiormente a loro agio nella comprensione di una lingua latina. Il salto verso l¡¯alto dei valori di temperatura dell¡¯acqua oceanica ci rende evidente il pas-saggio della Convergenza tra le 20,00 e le 24,00, 26 Novembre 2004 Passaggio di Drake: rotta per Ushuaia Temperatura esterna: 6¡ãC Temperatura dell''''''''''''''''''''''''''''''''acqua: 6¡ãC Posizione geografica: 56¡ã27¡¯S, 66¡ã56¡¯W (h 12,00) Siamo ancora in mare aperto e fino a questa sera non arriveremo al Canale Beagle. Il tempo ¨¨ buono, c¡¯¨¨ il sole, ma alcuni passeggeri sono a disagio per le impennate della nave e solo in pochi se ne stanno in plancia ad osservare la superficie dell¡¯oceano. Gli uccelli marini seguono la nostra scia ma qualche volta si portano davanti alla nostra prua come sfidando la nave a raggiungerli. La mattina impegna diversi gruppi di passeggeri con un briefing di Monika sulla fauna antartica e successivamente un altro briefing con Paolo sugli aspetti basilari del surriscaldamento planetario e dell¡¯assottigliamento dello strato di ozono stratosferico. Verso le 15,00 ci troviamo al traverso di Capo Horn. Fortunatamente non siamo incappati in tempeste n¨¦ mostri marini, relitti preistorici o retaggio dell¡¯immaginario degli equipaggi che navigavano in queste acque¡­..siamo gi¨¤ abbastanza scossi cos¨¬. Doppiando Capo Horn, abbiamo virtualmente abbandonato le acque dell¡¯Oceano Pacifico e, accostando a dritta, ci stiamo dirigendo verso l¡¯imboccatura del Canale di Beagle (in Atlantico). Dopo il pranzo, il sole invita ad uscire sui ponti scoperti della nave. Si chiacchiera, si racconta, ci si bea del panorama. Siamo agli sgoccioli della nostra splendida crociera e tutti cercano di imprimersi il pi¨´ possibile nella memoria ogni momento, ogni conversazione e tutti gli scenari straordinari che abbiamo avuto la fortuna di incontrare sulla nostra rotta 27 Novembre 2004 Arrivo ad Ushuaia Dopo aver navigato nottetempo attraverso il Canale Beagle, attracchiamo definitivamente al molo del porto di Ushuaia. Il nostro viaggio ci ha portato ad affacciarci giusto per un attimo sul grande continente gelato, ¡°the Big Ice¡± come talvolta viene chiamato. Forse abbiamo colto poco di ci¨° che gli scenari antartici offrivano, magari il tempo non ci ¨¨ stato sempre favorevole, in qualche caso il mal di mare ha fatto riconsiderare a qualcuno la decisione di attraversare il Passaggio di Drake. Ma i minimi contrattempi che abbiamo incontrato verranno presto dissolti dai nostri ricordi, lasciando solo visioni di gelo straordinarie, momenti resi statici dall¡¯immensit¨¤ di ci¨° che abbiamo visto ma proprio per questo scolpite indelebilmente nella memoria. E spero che anche la compagnia, creatasi casualmente e con una grande disponibilit¨¤ nei confronti di tutti, possa essere ricordata con piacere e affetto da tutti i viaggiatori. Penisola Antartica 18 ¨C 27 novembre 2004 crociera a bordo della §¤§²§ª§¤§°§²§ª§« §®§ª§·§¦§¦§£ M/S Grigoriy Mikheev Personaggi ed interpreti: Captain Alexey Zakalashnyuk and his Russian Crew Expedition Leader ¨C Monika Schillat (Argentina) Guide/lecturer ¨C Marcelo Zarate (Argentina) Guide/lecturer ¨C Paolo Bernat (Italy) Purser ¨C Philip Douse (Australia) Chef ¨C Renso Jansen (The Netherlands) Sous Chef - Arno Mol (The Netherlands) Physician ¨C Dr. Caroline Whang (Australia) 18 Novembre 2004 Ushuaia Condizioni meteo: inizialmente sereno, quindi nuvole e pioggia nel tardo pomeriggio. Molti di noi sono arrivati a Ushuaia dopo un lungo viaggio e hanno avuto giusto il tempo di visitare la piccola citt¨¤ di Ushuaia (El fin del mundo, come dicono i locali). Verso le quattro del pomeriggio ci si imbarca sulla Grigoriy Mikheev, che sar¨¤ la nostra casa per i prossimi giorni. Alle cinque Monika, il nostro capo spedizione, presenta ai passeggeri lo staff che si prender¨¤ cura di loro: Phil (Hotel Manager), i cuochi Renso e Arno, e gli altri due esperti Marcelo (geologo argentino) e Paolo (biologo italiano) che cercheranno di rendere interessanti e piacevoli le giornate a bordo della Mikheev e durante le escursioni a terra. Fa parte dello staff ancora la dottoressa australiana Caroline a cui noi tutti speriamo di non doverci rivolgere per eventuali malesseri. Naturalmente non possiamo dimenticare il Comandante e l¡¯equipaggio della nave che hanno la responsabilit¨¤ ultima della sicurezza nostra e della Mikheev. Finalmente la nave molla gli ormeggi sotto un cielo per la prima volta grigio e piovigginoso dopo un paio di giorni. La prima parte della nostra navigazione avviene nelle acque tranquille del canale di Beagle. Dopo qualche ora il pilota di porto abbandona la nave e ritorna sulla sua imbarcazione. Ci avviciniamo ormai allo sbocco del canale nell¡¯Atlantico meridionale: affronteremo dunque i celebri ¡°40 urlanti¡± e i ¡°50 ruggenti¡±, i venti che spazzano con indicibile violenza le acque dell¡¯oceano aperto. 19 Novembre 2004 Drake Passage: rotta per l¡¯Antartide Temperatura esterna: 6¡ã C Il giorno si preannuncia soleggiato e con una ottima visibilit¨¤. Ci siamo svegliati presto, il rullio della nave ci ha scosso parecchio nelle ultime ore della notte rendendoci il sonno leggero. Per essere nell¡¯Atlantico meridionale le onde non sono poi cos¨¬ grosse. La giornata si annuncia soleggiata e l¡¯aria ¨¨ limpida: siamo nello stretto di Drake. Verso mezzogiorno la nostra posizione ¨¨ di 57¡ãS e 64¡ãW. La Convergenza ¨¨ ancora lontana, ci arriveremo durante la notte. Albatros e procellarie seguono la nave fin dalle prime ore del giorno. 20 Novembre 2004 Drake Passage: in mare, rotta per l¡¯Antartide Temperatura esterna: 4¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -2¡ãC Posizione geografica: 61¡ã12¡¯S, 58¡ã27¡¯W Ormai siamo nell¡¯Oceano Meridionale. Durante la notte abbiamo passato la Convergenza antartica cio¨¨ la zona di separazione tra le fredde acque antartiche e gli altri oceani. La temperatura dell¡¯acqua ¨¨ scesa al di sotto di 0¡ãC. Nonostante le condizioni ambientali molto severe in quest¡¯area c¡¯¨¨ una prodigiosa ricchezza di vita dovuta alla risalita (up welling) di acque pi¨´ profonde e ricche di nutrienti che sostengono tutta la catena alimentare marina dell¡¯Oceano Meridionale. Verso la fine della mattinata gli albatros si fanno pi¨´ rari e solo gli uccelli delle tempeste di Wilson continuano a seguire la scia della nave e con scivolate d¡¯ala acrobatiche sfrecciano dietro la nostra poppa tra gli spruzzi di schiuma creati dalla prua della Mikheev. All¡¯orizzonte abbiamo la prima avvisaglia di essere veramente in Antartide: il primo iceberg che incontriamo ¨¨ presagio delle meraviglie che avremo la fortuna di vedere nei prossimi giorni. Nel pomeriggio arriviamo in vista della King George Island, una delle isole dell¡¯Arcipelago delle Shetland Australi. Doppiato il capo dell¡¯isola pi¨´ a nord, ci avviciniamo a Penguin Island dove ¨¨ previsto il nostro primo sbarco. Purtroppo l¡¯improvviso cambiamento delle condizioni del tempo ci porta a desistere dal nostro tentativo. Troppo vento e qualche onda pi¨´ alta delle altre rendono poco sicuro imbarcarsi sui gommoni, saltando dalla scaletta fuoribordo. In serata il tempo peggiora ancora: ¨¨ previsto vento forza 7, con raffiche da 40 nodi (ca. 80 km/h) per questa ragione la nave va a cercarsi un ridosso nell¡¯Admiralty Bay. Il vento ¨¨ impressionante e scuote la nave utilizzandola come un gigantesco strumento musicale che canta nella notte, parla e rassicura i passeggeri. Dopo un po¡¯ di chiacchiere serali, si va tutti a dormire sperando in una migliore giornata per l¡¯indomani. 21 Novembre 2004 King George Island: Admiralty Bay e stazione scientifica Arctowski (Polonia) Temperatura esterna: 1¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: - 2¡ãC Posizione geografica: 62¡ã16¡¯S, 58¡ã22¡¯W (h 16,00) Dopo la bufera di vento della sera precedente ci siamo alzati in una mattina sfolgorante di sole. A ben guardare c¡¯¨¨ ancora qualche nuvola e il vento soffia sempre con raffiche violente. Comunque ci prepariamo a sbarcare nell¡¯Admiralty Bay, segnalata da un faro che annuncia anche la stazione scientifica polacca ¡°H. Arctowski¡±. Un paio di trasbordi con i gommoni e tutto il gruppo sbarca su una spiaggia di ciottoli neri e arrotondati. Ci incamminiamo sulla spiaggia scura a sud-est della base. Un solitario pinguino di Adelia ci precede di qualche decina di metri in direzione della sua colonia situata su un promontorio roccioso che chiude la baia su quel lato. La zona ¨¨ una S.S.S.I. (Site of Special Scientific Interest), la numero 8, riconosciuta dallo S.C.A.R. (Scientific Committee for Antarctic Research) e l¡¯accesso ci ¨¨ precluso. Nessuna paura per¨°: sono gli stessi pinguini di Adelia che ci vengono incontro, curiosi. Poco prima del limite della spiaggia ci imbattiamo anche in due giovani elefanti marini che sonnecchiano e, sdegnosamente, ignorano i nostri tentativi di coglierli in atteggiamenti fotogenici. Poco pi¨´ in l¨¤, un terzo elefante marino preferisce sottrarsi alle nostre attenzioni tuffandosi in acqua. Al ritorno si fa tappa all¡¯accogliente salone di ritrovo della base per chiedere i timbri da apporre sui passaporti o sui taccuini di viaggio. Si scambiano gli ultimi saluti coi membri della ventinovesima spedizione polacca in Antartide che sono stati nostri compagni di viaggio in questi primi giorni a bordo della Mikheev. Verso le undici torniamo tutti a bordo e aspettiamo che si concludano le operazioni di scarico del materiale trasportato fin qui dalla nave e destinato alla base polacca. Il vento per¨° rende lente e difficili le manovre per caricare il mezzo anfibio che fa la spola tra la spiaggia e la nostra nave. Finalmente si riparte, destinazione: Deception Island. L¡¯entusiasmo viene per¨° smorzato dal peggioramento delle condizioni meteo. Cos¨¬ si cambia programma e si punta risolutamente pi¨´ a sud, verso la costa occidentale della Penisola. Nessun rimpianto la visita a Deception ¨¨ solo rimandata. Nel pomeriggio Marcelo tiene una lezione sulla geologia di Deception Island, antica stazione baleniera, seguita da un briefing di Monika sulla storia della baleneria. Dopo cena, passiamo parecchio tempo alle murate della nave o in plancia a scrutare la superficie grigia del mare. Oltre a numerosi piccoli blocchi di ghiaccio e iceberg vaganti di varie dimensioni avvistiamo anche pinguini (Adelia?) che si rincorrono sopra e sotto la lastra plumbea che si fonde al passaggio della nave. Finalmente avvistiamo anche un paio di ¡°pod¡± di orche che incrociano in queste acque aspettando di mettersi in scia a qualche pinguino solitario e in ritardo sul suo gruppo. A sera inoltrata il mare e il cielo si confondono all¡¯orizzonte in una cappa grigia di nebbia e nuvole. Il mare ¨¨ costellato da lastroni di pack alla deriva e di incredibili figure di ghiaccio dalle forme pi¨´ svariate che svaniscono nella foschia a poppa della nave. 22 novembre 2004 Gerlache Strait, Danco Island, Paradise Bay (Almirante Brown Station, situata sul continenteAntartico vero e proprio!) Temperatura esterna: 2¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: - 1¡ãC Posizione geografica: 64¡ã40¡¯S, 62¡ã37¡¯W (h 12,00) Siamo in navigazione nel Gerlache Strait e sfilano ai lati della nave blocchi di ghiaccio galleggiante distaccatisi dalla costa delle isole e del continente antartico che diventa sempre pi¨´ vicino. Anche oggi ¨¨ nuvoloso, ma non sta nevicando. In mattinata ci avviciniamo all¡¯isolotto di Two Hummock che sorge poco a ovest della nostra prossima meta: Hydrurga Rocks, una serie di scogli e scoglietti che ospitano diverse colonie di nidificazione di alcune specie di uccelli (cormorani, pinguini chinstrap ¨C Pygoscelis antartica ¨C e gabbiani). Al momento di sbarcare, inizia a nevicare. Vari tentativi di approdo vanno a vuoto, poi si riesce a trovare un approdo nei pressi di un blocco di ghiaccio dai riflessi azzurri arenatosi all¡¯imboccatura di una caletta. Appena messo il piede a terra, ci imbattiamo in una foca di Weddell stesa a riposarsi. Cormorani e chinstrap (quelli con il collarino nero sottogola) nidificano sulle rocce sgombre di neve. Siamo tutti imbacuccati e bardati fino agli occhi ma il vento porta la neve gelata sotto i cappucci, nel collo e negli occhi pungendoci con piccolissime dita di ghiaccio. Al pomeriggio cambiamo programma rispetto al previsto. Ci infiliamo nell¡¯Errera Channel e sbarchiamo a Danco Island. Il cielo ¨¨ un po¡¯ pi¨´ luminoso e ci consente di apprezzare un panorama pi¨´ ampio. Anche l¡¯arrampicata su un pendio innevato in prossimit¨¤ di una ¡°rookerie¡± di chinstrap non ci costa tanta fatica anzi ci consente di sgranchire un po¡¯ le gambe dopo qualche giorno di inattivit¨¤. In questa giornata riusciamo a fare ancora una terza uscita con i gommoni. L¡¯atmosfera che ci accoglie a Paradise Bay ¨¨ magica e straordinaria. Enormi torri di ghiaccio bianche, azzurrine, vertiginose torreggiano sui nostri gommoni che navigano nelle acque scure della baia dove i blocchi di ghiaccio galleggianti sono innumerevoli pedine di una gigantesca scacchiera. Alla fine dell¡¯escursione ci fermiamo qualche minuto alla base argentina Almirante Brown nostra prima tappa sul suolo antartico vero e proprio. La base ¨¨ chiusa, non c¡¯¨¨ personale, ma si pu¨° curiosare all¡¯interno di un a baracca lasciata agibile per eventuali casi di emergenza. Siamo tutti molto euforici per lo scenario che ci circonda: talmente euforici che inizia una cruenta battaglia a palle di neve. Al momento di ritornare a bordo ci accorgiamo che l¨¬ vicino sonnecchia un elefante marino. Cos¨¬ ben mimetizzato tra le rocce in riva al mare da risultare pressoch¨¦ invisibile sino a quel momento. E la giornata non ¨¨ ancora finita: gli chefs ci hanno preparato un barbecue all¡¯aperto, sul ponte di poppa della Mikheev. Un¡¯ottima grigliata, brindisi e musica coinvolgono tutti ¨C passeggeri ed equipaggio ¨C in balli e giochi di gruppo. L¡¯incredibile cornice di Paradise Bay rende questa serata davvero indimenticabile. 23 Novembre 2004 Lemaire Channel, Port Lockroy Temperatura esterna: 2¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -1¡ãC Posizione geografica: 65¡ã05¡¯S, 64¡ã02¡¯W (h 09,00) Il cielo ¨¨ sempre nuvoloso ma ogni tanto il sipario grigio e silenzioso si alza facendoci sperare in un miglioramento delle condizioni del tempo. La Grigory Mikheev continua la sua rotta verso sud attraverso lo spettacolare Lemarie Channel. Indoviniamo le incombenti pareti rocciose a picco sul mare al di l¨¤ della cortina di nebbie e nuvole che condizionano la visibilit¨¤ ma rendono tutto magico e quasi irreale. L¡¯Antartide mostra uno dei suoi aspetti forse meno turisticamente gratificante ma egualmente grandioso e veramente suggestivo. Il programma prevede di arrivare a Pleneau Island e di sbarcare a Peterman Island ma un nuovo cambiamento interviene, visto il peggioramento delle condizioni meteo. Armati di coraggio e di giubbotti salvagente ci imbarchiamo sugli Zodiac per avvicinarci un po¡¯ di pi¨´ agli iceberg che costellano il mare tra queste due isole. I gommoni affrontano risolutamente le onde, noi un po¡¯ meno. Nevica piuttosto violentemente e il vento ci conficca aghetti di ghiacchio sul viso e sulle poche parti lasciate scoperte. Gli spruzzi gelati infradiciano giacconi e guanti, i piedi cominciano a diventare insensibili dentro gli stivali di gomma che indossiamo. Non resistiamo a lungo e, dopo aver preso qualche foto delle geometrie magistrali esibite dagli iceberg, rientriamo a bordo della nostra piccola ma confortevole nave bianca. Intanto veniamo informati del peggioramento delle condizioni del tempo su a nord, nel Gerlache Strait. Cominciamo quindi a risalire verso nord e nel pomeriggio sfruttiamo la variazione di programma per approdare a Port Lockroy, una base inglese adibita praticamente a museo e punto di sosta per i crocieristi; al momento per¨° la base ¨¨ ancora disabitata. Almeno per quanto riguarda gli umani, perch¨¦ invece per i pinguini gentoo e le foche (f. di Weddell) si rivela un¡¯area gi¨¤ meta dei loro viaggi. Arriviamo alla costa su cui sorge la base non con i gommoni ma ¡°camminando¡± sulle acque. La Mikheev infatti ¨¨ andata a incastrare la prua sul fast-ice (ghiaccio marino che rimane attaccato alla costa anche in estate) che persiste su un lato della baia: a questo punto il gioco ¨¨ fatto. Si cala lo scalandrone dalla fiancata sinistra e velocemente si guadagna la superficie ghiacciata del mare su cui ci incamminiamo in fila indiana. Meravigliosi ghiacciai si rovesciano gi¨´ dalle vette e dai fianchi delle montagne che fanno corona all¡¯insenatura tranquilla, silenziosa. Vicino alla base - poche baracche in legno molto simili a cottages inglesi ¨C amichevoli e poco schiamazzanti pinguini papua (detti anche gentoo, Pygoscelis papua) si lasciano fotografare aspettando pazientemente che questi primi turisti della stagione se ne rientrino velocemente a casa. E¡¯ quasi ora di rientrare, alcune foche di Weddell (Leptonychotes Weddelli) alzano svogliatamente la testa al rumore delle nostre voci che pian piano svaniscono e lasciano di nuovo la baia ai loro legittimi proprietari. Nella notte la navigazione verso nord ci porta in un mare bianco e lattiginoso per la grande quantit¨¤ di ghiaccio galleggiante che si trova sulla nostra rotta. Il mare si muove appena sotto questo strato mobile: si percepiscono onde lunghe e provenienti dall¡¯oceano aperto ormai rese stanche dal lungo cammino percorso, fin quaggi¨´, a sud. 24 Novembre 2004 Deception Island Temperatura esterna: 0¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -2¡ãC Posizione geografica: 63¡ã32¡¯S, 61¡ã00¡¯W (h 08,00) Al mattino siamo ancora in navigazione tra i ghiacci la velocit¨¤ della nave ¨¨ alquanto ridotta (5 nodi = 5 miglia/h = ca 9 Km/h) per limitare il pi¨´ possibile gli inconvenienti dovuti ad eventuali collisioni con blocchi di ghiaccio pi¨´ grandi e robusti. Lo spettacolo ¨¨ affascinante e tutti noi siamo di vedetta lungo le murate, sui ponti scoperti o in plancia per individuare gli animali che, lontano dalla costa, si riposano o cacciano sui lastroni di ghiaccio galleggiante. E'''''''''''''''''''''''''''''''' quasi come vedere un documentario naturalistico, solo che siamo noi qui i registi che lavorano in presa diretta: foche cancrivore (Lobodon carcinophagus), di Weddell e foche leopardo (Hydrurga leptonyx) sfilano appena fuoribordo senza che nemmeno si debba andare a cercarle. Verso l''''''''''''''''''''''''''''''''ora di pranzo il pack si apre e la nave riprende velocit¨¤, avvicinandosi alla nostra ultima tappa antartica, l''''''''''''''''''''''''''''''''isola di Deception. L''''''''''''''''''''''''''''''''isola si para davanti a noi quasi in bianco e nero, ghiaccio e lava che convivono da tempi immemorabili. Entriamo nella caldera vulcanica allagata dal mare attraverso il Neptune''''''''''''''''''''''''''''''''s Bellow''''''''''''''''''''''''''''''''s, uno stretto passaggio che bisogna affrontare con le dovute precauzioni come testimonia il relitto di una nave norvegese qui naufragata. L''''''''''''''''''''''''''''''''isola di Deception ¨¨ praticamente un anello di ca. 14 km di diametro e racchiude un''''''''''''''''''''''''''''''''insenatura - Port Foster - una volta utilizzata come base dalle navi baleniere. La nostra discesa a terra prevede una visita alle rovine della stazione baleniera e di una vecchia base britannica entrambe a pi¨´ riprese devastate dalle attivit¨¤ vulcaniche che si sono succedute negli ultimi tempi. Sbarchiamo dagli zodiac su una spiaggia di ceneri e lave nere. Attivit¨¤ fumaroliche, come il vapore che si leva nell''''''''''''''''''''''''''''''''aria e l''''''''''''''''''''''''''''''''odore di zolfo che ci colpisce ancora a qualche distanza da riva, segnalano che il vulcano c''''''''''''''''''''''''''''''''¨¨ ancora e nemmeno pensa di andare in pensione. Alcuni ardimentosi tra di noi si tuffano nelle acque surriscaldate della baia come per cogliere un'''''''''''''''''''''''''''''''' ulteriore emozione da registrare tra i propri ricordi. Camminando lungo la spiaggia sorprendiamo alcuni pinguini e diversi skua (Catharacta sp.) che si riposano ai margini di una pozza di acqua dolce, dove amano bagnarsi e rotolarsi in maniera non comune per altri uccelli polari. La nostra escursione ci porta a salire verso Neptune''''''''''''''''''''''''''''''''s Window da dove si gode di una bella vista su Port Foster con la nave ormeggiata e su tutta la Whaler''''''''''''''''''''''''''''''''s Bay. Prima di ripartire il comandante Zakalashnyuk (Alex per gli amici) ci fa fare un tour di tutta la caldera e ci consente di osservare l''''''''''''''''''''''''''''''''imponente edificio vulcanico straordinariamente messo in risalto dalle coltri glaciali che lo sovrastano. Tanto per ricordarci che era opportuno cominciare la navigazione verso Ushuaia, un banco di nebbia spessa e gelata si insinua dall''''''''''''''''''''''''''''''''oceano all''''''''''''''''''''''''''''''''interno della baia. Ancora qualche ultima foto, poi si rientra sottocoperta per l''''''''''''''''''''''''''''''''inizio della rotta settentrionale. 25 Novembre 2004 Passaggio di Drake: in pieno oceano meridionale Temperatura esterna: -1¡ã C Temperatura dell''''''''''''''''''''''''''''''''acqua: -1¡ãC Posizione geografica: 60¡ã11¡¯S, 64¡ã02¡¯W Purtroppo il passaggio di Drake si rivela sempre una brutta bestia. Anche se le onde non sono quelle di una tempesta gran parte dei passeggeri ¨¨ ko. La mattinata trascorre con i briefing di Monika e Marcelo rispettivamente sull''''''''''''''''''''''''''''''''epoca eroica delle esplorazioni antartiche e sui cambiamenti climatici occorsi nel passato con interessanti confronti tra l''''''''''''''''''''''''''''''''evoluzione dei ghiacciai antartici e quelli dell''''''''''''''''''''''''''''''''emisfero settentrionale. La giornata ¨¨ scandita da questi eventi e dagli avvisi di Phil riguardanti la colazione, il pranzo, la cena. Naturalmente, quasi per beffarci, il sole ha brillato alto per tutta la giornata ma, tra l''''''''''''''''''''''''''''''''aria freddissima e il ghiaccio che rendeva scivolosi i ponti della nave, quasi nessuno ha approfittato del bel tempo. Nel pomeriggio, Monika ripropone in spagnolo la lettura della mattinata, a beneficio dei passeggeri italiani in taluni casi maggiormente a loro agio nella comprensione di una lingua latina. Il salto verso l¡¯alto dei valori di temperatura dell¡¯acqua oceanica ci rende evidente il pas-saggio della Convergenza tra le 20,00 e le 24,00, 26 Novembre 2004 Passaggio di Drake: rotta per Ushuaia Temperatura esterna: 6¡ãC Temperatura dell''''''''''''''''''''''''''''''''acqua: 6¡ãC Posizione geografica: 56¡ã27¡¯S, 66¡ã56¡¯W (h 12,00) Siamo ancora in mare aperto e fino a questa sera non arriveremo al Canale Beagle. Il tempo ¨¨ buono, c¡¯¨¨ il sole, ma alcuni passeggeri sono a disagio per le impennate della nave e solo in pochi se ne stanno in plancia ad osservare la superficie dell¡¯oceano. Gli uccelli marini seguono la nostra scia ma qualche volta si portano davanti alla nostra prua come sfidando la nave a raggiungerli. La mattina impegna diversi gruppi di passeggeri con un briefing di Monika sulla fauna antartica e successivamente un altro briefing con Paolo sugli aspetti basilari del surriscaldamento planetario e dell¡¯assottigliamento dello strato di ozono stratosferico. Verso le 15,00 ci troviamo al traverso di Capo Horn. Fortunatamente non siamo incappati in tempeste n¨¦ mostri marini, relitti preistorici o retaggio dell¡¯immaginario degli equipaggi che navigavano in queste acque¡­..siamo gi¨¤ abbastanza scossi cos¨¬. Doppiando Capo Horn, abbiamo virtualmente abbandonato le acque dell¡¯Oceano Pacifico e, accostando a dritta, ci stiamo dirigendo verso l¡¯imboccatura del Canale di Beagle (in Atlantico). Dopo il pranzo, il sole invita ad uscire sui ponti scoperti della nave. Si chiacchiera, si racconta, ci si bea del panorama. Siamo agli sgoccioli della nostra splendida crociera e tutti cercano di imprimersi il pi¨´ possibile nella memoria ogni momento, ogni conversazione e tutti gli scenari straordinari che abbiamo avuto la fortuna di incontrare sulla nostra rotta 27 Novembre 2004 Arrivo ad Ushuaia Dopo aver navigato nottetempo attraverso il Canale Beagle, attracchiamo definitivamente al molo del porto di Ushuaia. Il nostro viaggio ci ha portato ad affacciarci giusto per un attimo sul grande continente gelato, ¡°the Big Ice¡± come talvolta viene chiamato. Forse abbiamo colto poco di ci¨° che gli scenari antartici offrivano, magari il tempo non ci ¨¨ stato sempre favorevole, in qualche caso il mal di mare ha fatto riconsiderare a qualcuno la decisione di attraversare il Passaggio di Drake. Ma i minimi contrattempi che abbiamo incontrato verranno presto dissolti dai nostri ricordi, lasciando solo visioni di gelo straordinarie, momenti resi statici dall¡¯immensit¨¤ di ci¨° che abbiamo visto ma proprio per questo scolpite indelebilmente nella memoria. E spero che anche la compagnia, creatasi casualmente e con una grande disponibilit¨¤ nei confronti di tutti, possa essere ricordata con piacere e affetto da tutti i viaggiatori. Penisola Antartica 18 ¨C 27 novembre 2004 crociera a bordo della §¤§²§ª§¤§°§²§ª§« §®§ª§·§¦§¦§£ M/S Grigoriy Mikheev Personaggi ed interpreti: Captain Alexey Zakalashnyuk and his Russian Crew Expedition Leader ¨C Monika Schillat (Argentina) Guide/lecturer ¨C Marcelo Zarate (Argentina) Guide/lecturer ¨C Paolo Bernat (Italy) Purser ¨C Philip Douse (Australia) Chef ¨C Renso Jansen (The Netherlands) Sous Chef - Arno Mol (The Netherlands) Physician ¨C Dr. Caroline Whang (Australia) 18 Novembre 2004 Ushuaia Condizioni meteo: inizialmente sereno, quindi nuvole e pioggia nel tardo pomeriggio. Molti di noi sono arrivati a Ushuaia dopo un lungo viaggio e hanno avuto giusto il tempo di visitare la piccola citt¨¤ di Ushuaia (El fin del mundo, come dicono i locali). Verso le quattro del pomeriggio ci si imbarca sulla Grigoriy Mikheev, che sar¨¤ la nostra casa per i prossimi giorni. Alle cinque Monika, il nostro capo spedizione, presenta ai passeggeri lo staff che si prender¨¤ cura di loro: Phil (Hotel Manager), i cuochi Renso e Arno, e gli altri due esperti Marcelo (geologo argentino) e Paolo (biologo italiano) che cercheranno di rendere interessanti e piacevoli le giornate a bordo della Mikheev e durante le escursioni a terra. Fa parte dello staff ancora la dottoressa australiana Caroline a cui noi tutti speriamo di non doverci rivolgere per eventuali malesseri. Naturalmente non possiamo dimenticare il Comandante e l¡¯equipaggio della nave che hanno la responsabilit¨¤ ultima della sicurezza nostra e della Mikheev. Finalmente la nave molla gli ormeggi sotto un cielo per la prima volta grigio e piovigginoso dopo un paio di giorni. La prima parte della nostra navigazione avviene nelle acque tranquille del canale di Beagle. Dopo qualche ora il pilota di porto abbandona la nave e ritorna sulla sua imbarcazione. Ci avviciniamo ormai allo sbocco del canale nell¡¯Atlantico meridionale: affronteremo dunque i celebri ¡°40 urlanti¡± e i ¡°50 ruggenti¡±, i venti che spazzano con indicibile violenza le acque dell¡¯oceano aperto. 19 Novembre 2004 Drake Passage: rotta per l¡¯Antartide Temperatura esterna: 6¡ã C Il giorno si preannuncia soleggiato e con una ottima visibilit¨¤. Ci siamo svegliati presto, il rullio della nave ci ha scosso parecchio nelle ultime ore della notte rendendoci il sonno leggero. Per essere nell¡¯Atlantico meridionale le onde non sono poi cos¨¬ grosse. La giornata si annuncia soleggiata e l¡¯aria ¨¨ limpida: siamo nello stretto di Drake. Verso mezzogiorno la nostra posizione ¨¨ di 57¡ãS e 64¡ãW. La Convergenza ¨¨ ancora lontana, ci arriveremo durante la notte. Albatros e procellarie seguono la nave fin dalle prime ore del giorno. 20 Novembre 2004 Drake Passage: in mare, rotta per l¡¯Antartide Temperatura esterna: 4¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -2¡ãC Posizione geografica: 61¡ã12¡¯S, 58¡ã27¡¯W Ormai siamo nell¡¯Oceano Meridionale. Durante la notte abbiamo passato la Convergenza antartica cio¨¨ la zona di separazione tra le fredde acque antartiche e gli altri oceani. La temperatura dell¡¯acqua ¨¨ scesa al di sotto di 0¡ãC. Nonostante le condizioni ambientali molto severe in quest¡¯area c¡¯¨¨ una prodigiosa ricchezza di vita dovuta alla risalita (up welling) di acque pi¨´ profonde e ricche di nutrienti che sostengono tutta la catena alimentare marina dell¡¯Oceano Meridionale. Verso la fine della mattinata gli albatros si fanno pi¨´ rari e solo gli uccelli delle tempeste di Wilson continuano a seguire la scia della nave e con scivolate d¡¯ala acrobatiche sfrecciano dietro la nostra poppa tra gli spruzzi di schiuma creati dalla prua della Mikheev. All¡¯orizzonte abbiamo la prima avvisaglia di essere veramente in Antartide: il primo iceberg che incontriamo ¨¨ presagio delle meraviglie che avremo la fortuna di vedere nei prossimi giorni. Nel pomeriggio arriviamo in vista della King George Island, una delle isole dell¡¯Arcipelago delle Shetland Australi. Doppiato il capo dell¡¯isola pi¨´ a nord, ci avviciniamo a Penguin Island dove ¨¨ previsto il nostro primo sbarco. Purtroppo l¡¯improvviso cambiamento delle condizioni del tempo ci porta a desistere dal nostro tentativo. Troppo vento e qualche onda pi¨´ alta delle altre rendono poco sicuro imbarcarsi sui gommoni, saltando dalla scaletta fuoribordo. In serata il tempo peggiora ancora: ¨¨ previsto vento forza 7, con raffiche da 40 nodi (ca. 80 km/h) per questa ragione la nave va a cercarsi un ridosso nell¡¯Admiralty Bay. Il vento ¨¨ impressionante e scuote la nave utilizzandola come un gigantesco strumento musicale che canta nella notte, parla e rassicura i passeggeri. Dopo un po¡¯ di chiacchiere serali, si va tutti a dormire sperando in una migliore giornata per l¡¯indomani. 21 Novembre 2004 King George Island: Admiralty Bay e stazione scientifica Arctowski (Polonia) Temperatura esterna: 1¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: - 2¡ãC Posizione geografica: 62¡ã16¡¯S, 58¡ã22¡¯W (h 16,00) Dopo la bufera di vento della sera precedente ci siamo alzati in una mattina sfolgorante di sole. A ben guardare c¡¯¨¨ ancora qualche nuvola e il vento soffia sempre con raffiche violente. Comunque ci prepariamo a sbarcare nell¡¯Admiralty Bay, segnalata da un faro che annuncia anche la stazione scientifica polacca ¡°H. Arctowski¡±. Un paio di trasbordi con i gommoni e tutto il gruppo sbarca su una spiaggia di ciottoli neri e arrotondati. Ci incamminiamo sulla spiaggia scura a sud-est della base. Un solitario pinguino di Adelia ci precede di qualche decina di metri in direzione della sua colonia situata su un promontorio roccioso che chiude la baia su quel lato. La zona ¨¨ una S.S.S.I. (Site of Special Scientific Interest), la numero 8, riconosciuta dallo S.C.A.R. (Scientific Committee for Antarctic Research) e l¡¯accesso ci ¨¨ precluso. Nessuna paura per¨°: sono gli stessi pinguini di Adelia che ci vengono incontro, curiosi. Poco prima del limite della spiaggia ci imbattiamo anche in due giovani elefanti marini che sonnecchiano e, sdegnosamente, ignorano i nostri tentativi di coglierli in atteggiamenti fotogenici. Poco pi¨´ in l¨¤, un terzo elefante marino preferisce sottrarsi alle nostre attenzioni tuffandosi in acqua. Al ritorno si fa tappa all¡¯accogliente salone di ritrovo della base per chiedere i timbri da apporre sui passaporti o sui taccuini di viaggio. Si scambiano gli ultimi saluti coi membri della ventinovesima spedizione polacca in Antartide che sono stati nostri compagni di viaggio in questi primi giorni a bordo della Mikheev. Verso le undici torniamo tutti a bordo e aspettiamo che si concludano le operazioni di scarico del materiale trasportato fin qui dalla nave e destinato alla base polacca. Il vento per¨° rende lente e difficili le manovre per caricare il mezzo anfibio che fa la spola tra la spiaggia e la nostra nave. Finalmente si riparte, destinazione: Deception Island. L¡¯entusiasmo viene per¨° smorzato dal peggioramento delle condizioni meteo. Cos¨¬ si cambia programma e si punta risolutamente pi¨´ a sud, verso la costa occidentale della Penisola. Nessun rimpianto la visita a Deception ¨¨ solo rimandata. Nel pomeriggio Marcelo tiene una lezione sulla geologia di Deception Island, antica stazione baleniera, seguita da un briefing di Monika sulla storia della baleneria. Dopo cena, passiamo parecchio tempo alle murate della nave o in plancia a scrutare la superficie grigia del mare. Oltre a numerosi piccoli blocchi di ghiaccio e iceberg vaganti di varie dimensioni avvistiamo anche pinguini (Adelia?) che si rincorrono sopra e sotto la lastra plumbea che si fonde al passaggio della nave. Finalmente avvistiamo anche un paio di ¡°pod¡± di orche che incrociano in queste acque aspettando di mettersi in scia a qualche pinguino solitario e in ritardo sul suo gruppo. A sera inoltrata il mare e il cielo si confondono all¡¯orizzonte in una cappa grigia di nebbia e nuvole. Il mare ¨¨ costellato da lastroni di pack alla deriva e di incredibili figure di ghiaccio dalle forme pi¨´ svariate che svaniscono nella foschia a poppa della nave. 22 novembre 2004 Gerlache Strait, Danco Island, Paradise Bay (Almirante Brown Station, situata sul continenteAntartico vero e proprio!) Temperatura esterna: 2¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: - 1¡ãC Posizione geografica: 64¡ã40¡¯S, 62¡ã37¡¯W (h 12,00) Siamo in navigazione nel Gerlache Strait e sfilano ai lati della nave blocchi di ghiaccio galleggiante distaccatisi dalla costa delle isole e del continente antartico che diventa sempre pi¨´ vicino. Anche oggi ¨¨ nuvoloso, ma non sta nevicando. In mattinata ci avviciniamo all¡¯isolotto di Two Hummock che sorge poco a ovest della nostra prossima meta: Hydrurga Rocks, una serie di scogli e scoglietti che ospitano diverse colonie di nidificazione di alcune specie di uccelli (cormorani, pinguini chinstrap ¨C Pygoscelis antartica ¨C e gabbiani). Al momento di sbarcare, inizia a nevicare. Vari tentativi di approdo vanno a vuoto, poi si riesce a trovare un approdo nei pressi di un blocco di ghiaccio dai riflessi azzurri arenatosi all¡¯imboccatura di una caletta. Appena messo il piede a terra, ci imbattiamo in una foca di Weddell stesa a riposarsi. Cormorani e chinstrap (quelli con il collarino nero sottogola) nidificano sulle rocce sgombre di neve. Siamo tutti imbacuccati e bardati fino agli occhi ma il vento porta la neve gelata sotto i cappucci, nel collo e negli occhi pungendoci con piccolissime dita di ghiaccio. Al pomeriggio cambiamo programma rispetto al previsto. Ci infiliamo nell¡¯Errera Channel e sbarchiamo a Danco Island. Il cielo ¨¨ un po¡¯ pi¨´ luminoso e ci consente di apprezzare un panorama pi¨´ ampio. Anche l¡¯arrampicata su un pendio innevato in prossimit¨¤ di una ¡°rookerie¡± di chinstrap non ci costa tanta fatica anzi ci consente di sgranchire un po¡¯ le gambe dopo qualche giorno di inattivit¨¤. In questa giornata riusciamo a fare ancora una terza uscita con i gommoni. L¡¯atmosfera che ci accoglie a Paradise Bay ¨¨ magica e straordinaria. Enormi torri di ghiaccio bianche, azzurrine, vertiginose torreggiano sui nostri gommoni che navigano nelle acque scure della baia dove i blocchi di ghiaccio galleggianti sono innumerevoli pedine di una gigantesca scacchiera. Alla fine dell¡¯escursione ci fermiamo qualche minuto alla base argentina Almirante Brown nostra prima tappa sul suolo antartico vero e proprio. La base ¨¨ chiusa, non c¡¯¨¨ personale, ma si pu¨° curiosare all¡¯interno di un a baracca lasciata agibile per eventuali casi di emergenza. Siamo tutti molto euforici per lo scenario che ci circonda: talmente euforici che inizia una cruenta battaglia a palle di neve. Al momento di ritornare a bordo ci accorgiamo che l¨¬ vicino sonnecchia un elefante marino. Cos¨¬ ben mimetizzato tra le rocce in riva al mare da risultare pressoch¨¦ invisibile sino a quel momento. E la giornata non ¨¨ ancora finita: gli chefs ci hanno preparato un barbecue all¡¯aperto, sul ponte di poppa della Mikheev. Un¡¯ottima grigliata, brindisi e musica coinvolgono tutti ¨C passeggeri ed equipaggio ¨C in balli e giochi di gruppo. L¡¯incredibile cornice di Paradise Bay rende questa serata davvero indimenticabile. 23 Novembre 2004 Lemaire Channel, Port Lockroy Temperatura esterna: 2¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -1¡ãC Posizione geografica: 65¡ã05¡¯S, 64¡ã02¡¯W (h 09,00) Il cielo ¨¨ sempre nuvoloso ma ogni tanto il sipario grigio e silenzioso si alza facendoci sperare in un miglioramento delle condizioni del tempo. La Grigory Mikheev continua la sua rotta verso sud attraverso lo spettacolare Lemarie Channel. Indoviniamo le incombenti pareti rocciose a picco sul mare al di l¨¤ della cortina di nebbie e nuvole che condizionano la visibilit¨¤ ma rendono tutto magico e quasi irreale. L¡¯Antartide mostra uno dei suoi aspetti forse meno turisticamente gratificante ma egualmente grandioso e veramente suggestivo. Il programma prevede di arrivare a Pleneau Island e di sbarcare a Peterman Island ma un nuovo cambiamento interviene, visto il peggioramento delle condizioni meteo. Armati di coraggio e di giubbotti salvagente ci imbarchiamo sugli Zodiac per avvicinarci un po¡¯ di pi¨´ agli iceberg che costellano il mare tra queste due isole. I gommoni affrontano risolutamente le onde, noi un po¡¯ meno. Nevica piuttosto violentemente e il vento ci conficca aghetti di ghiacchio sul viso e sulle poche parti lasciate scoperte. Gli spruzzi gelati infradiciano giacconi e guanti, i piedi cominciano a diventare insensibili dentro gli stivali di gomma che indossiamo. Non resistiamo a lungo e, dopo aver preso qualche foto delle geometrie magistrali esibite dagli iceberg, rientriamo a bordo della nostra piccola ma confortevole nave bianca. Intanto veniamo informati del peggioramento delle condizioni del tempo su a nord, nel Gerlache Strait. Cominciamo quindi a risalire verso nord e nel pomeriggio sfruttiamo la variazione di programma per approdare a Port Lockroy, una base inglese adibita praticamente a museo e punto di sosta per i crocieristi; al momento per¨° la base ¨¨ ancora disabitata. Almeno per quanto riguarda gli umani, perch¨¦ invece per i pinguini gentoo e le foche (f. di Weddell) si rivela un¡¯area gi¨¤ meta dei loro viaggi. Arriviamo alla costa su cui sorge la base non con i gommoni ma ¡°camminando¡± sulle acque. La Mikheev infatti ¨¨ andata a incastrare la prua sul fast-ice (ghiaccio marino che rimane attaccato alla costa anche in estate) che persiste su un lato della baia: a questo punto il gioco ¨¨ fatto. Si cala lo scalandrone dalla fiancata sinistra e velocemente si guadagna la superficie ghiacciata del mare su cui ci incamminiamo in fila indiana. Meravigliosi ghiacciai si rovesciano gi¨´ dalle vette e dai fianchi delle montagne che fanno corona all¡¯insenatura tranquilla, silenziosa. Vicino alla base - poche baracche in legno molto simili a cottages inglesi ¨C amichevoli e poco schiamazzanti pinguini papua (detti anche gentoo, Pygoscelis papua) si lasciano fotografare aspettando pazientemente che questi primi turisti della stagione se ne rientrino velocemente a casa. E¡¯ quasi ora di rientrare, alcune foche di Weddell (Leptonychotes Weddelli) alzano svogliatamente la testa al rumore delle nostre voci che pian piano svaniscono e lasciano di nuovo la baia ai loro legittimi proprietari. Nella notte la navigazione verso nord ci porta in un mare bianco e lattiginoso per la grande quantit¨¤ di ghiaccio galleggiante che si trova sulla nostra rotta. Il mare si muove appena sotto questo strato mobile: si percepiscono onde lunghe e provenienti dall¡¯oceano aperto ormai rese stanche dal lungo cammino percorso, fin quaggi¨´, a sud. 24 Novembre 2004 Deception Island Temperatura esterna: 0¡ãC Temperatura dell¡¯acqua: -2¡ãC Posizione geografica: 63¡ã32¡¯S, 61¡ã00¡¯W (h 08,00) Al mattino siamo ancora in navigazione tra i ghiacci la velocit¨¤ della nave ¨¨ alquanto ridotta (5 nodi = 5 miglia/h = ca 9 Km/h) per limitare il pi¨´ possibile gli inconvenienti dovuti ad eventuali collisioni con blocchi di ghiaccio pi¨´ grandi e robusti. Lo spettacolo ¨¨ affascinante e tutti noi siamo di vedetta lungo le murate, sui ponti scoperti o in plancia per individuare gli animali che, lontano dalla costa, si riposano o cacciano sui lastroni di ghiaccio galleggiante. E'''''''''''''''''''''''''''''''' quasi come vedere un documentario naturalistico, solo che siamo noi qui i registi che lavorano in presa diretta: foche cancrivore (Lobodon carcinophagus), di Weddell e foche leopardo (Hydrurga leptonyx) sfilano appena fuoribordo senza che nemmeno si debba andare a cercarle. Verso l''''''''''''''''''''''''''''''''ora di pranzo il pack si apre e la nave riprende velocit¨¤, avvicinandosi alla nostra ultima tappa antartica, l''''''''''''''''''''''''''''''''isola di Deception. L''''''''''''''''''''''''''''''''isola si para davanti a noi quasi in bianco e nero, ghiaccio e lava che convivono da tempi immemorabili. Entriamo nella caldera vulcanica allagata dal mare attraverso il Neptune''''''''''''''''''''''''''''''''s Bellow''''''''''''''''''''''''''''''''s, uno stretto passaggio che bisogna affrontare con le dovute precauzioni come testimonia il relitto di una nave norvegese qui naufragata. L''''''''''''''''''''''''''''''''isola di Deception ¨¨ praticamente un anello di ca. 14 km di diametro e racchiude un''''''''''''''''''''''''''''''''insenatura - Port Foster - una volta utilizzata come base dalle navi baleniere. La nostra discesa a terra prevede una visita alle rovine della stazione baleniera e di una vecchia base britannica entrambe a pi¨´ riprese devastate dalle attivit¨¤ vulcaniche che si sono succedute negli ultimi tempi. Sbarchiamo dagli zodiac su una spiaggia di ceneri e lave nere. Attivit¨¤ fumaroliche, come il vapore che si leva nell''''''''''''''''''''''''''''''''aria e l''''''''''''''''''''''''''''''''odore di zolfo che ci colpisce ancora a qualche distanza da riva, segnalano che il vulcano c''''''''''''''''''''''''''''''''¨¨ ancora e nemmeno pensa di andare in pensione. Alcuni ardimentosi tra di noi si tuffano nelle acque surriscaldate della baia come per cogliere un'''''''''''''''''''''''''''''''' ulteriore emozione da registrare tra i propri ricordi. Camminando lungo la spiaggia sorprendiamo alcuni pinguini e diversi skua (Catharacta sp.) che si riposano ai margini di una pozza di acqua dolce, dove amano bagnarsi e rotolarsi in maniera non comune per altri uccelli polari. La nostra escursione ci porta a salire verso Neptune''''''''''''''''''''''''''''''''s Window da dove si gode di una bella vista su Port Foster con la nave ormeggiata e su tutta la Whaler''''''''''''''''''''''''''''''''s Bay. Prima di ripartire il comandante Zakalashnyuk (Alex per gli amici) ci fa fare un tour di tutta la caldera e ci consente di osservare l''''''''''''''''''''''''''''''''imponente edificio vulcanico straordinariamente messo in risalto dalle coltri glaciali che lo sovrastano. Tanto per ricordarci che era opportuno cominciare la navigazione verso Ushuaia, un banco di nebbia spessa e gelata si insinua dall''''''''''''''''''''''''''''''''oceano all''''''''''''''''''''''''''''''''interno della baia. Ancora qualche ultima foto, poi si rientra sottocoperta per l''''''''''''''''''''''''''''''''inizio della rotta settentrionale. 25 Novembre 2004 Passaggio di Drake: in pieno oceano meridionale Temperatura esterna: -1¡ã C Temperatura dell''''''''''''''''''''''''''''''''acqua: -1¡ãC Posizione geografica: 60¡ã11¡¯S, 64¡ã02¡¯W Purtroppo il passaggio di Drake si rivela sempre una brutta bestia. Anche se le onde non sono quelle di una tempesta gran parte dei passeggeri ¨¨ ko. La mattinata trascorre con i briefing di Monika e Marcelo rispettivamente sull''''''''''''''''''''''''''''''''epoca eroica delle esplorazioni antartiche e sui cambiamenti climatici occorsi nel passato con interessanti confronti tra l''''''''''''''''''''''''''''''''evoluzione dei ghiacciai antartici e
  2. veronicalisacrippa
    Non Attivo

    ho letto con piacere la tua relazione di viaggio. anche noi staremmo pensando di imbarcarci in questa avventura a fine dicembre, ma abbiamo qualche perplessità. quanto è confortevole la sistemazione? come sono le reali condizioni del mare? come comportarsi per quanto riguarda l''''abbigliamento (bastano i comuni indumenti da montagna o da sci oppure è necessario qualcosa di specifico)? è un viaggio che può fare chiunque sia dotato di un certo spirito di adattamento oppure credi che richieda particolari qualità? ritieni che il costo sia adeguato? spero di ricevere presto le tue impressioni. ti ringrazio fin da ora per la disponibilità. veronica
  3. umarcucci
    Non Attivo

    Anche io sto pensando di partire per questo viaggio in febbraio e condivido i tuoi dubbi, se hai delle notizie me le potresti cortesemente girare, grazie. umberto
  4. paolo.bernat
    Membro

    Gentile Veronica, devo confessare che avevo perso di vista questa stanza di conversazioni e quindi la mia risposta giunge con un ritardo imperdonabile. Se sono stato scusato, posso replicare alle tue domande confermandoti che si tratta di un viaggio alla portata di tutte le persone curiose, socievoli e minimamente adattabili. Le attività programmate sono sempre confortevoli e con difficoltà assai ridotte: il personale di bordo e le guide ammorbiscopno qualunque asperità dei percorsi. Senz''''altro un abbigliamento sportivo da sci è più che adatto, con una certa attenzione per stivali e pantaloni o salopette impermeabili, tipo cerata da vela, da indossare durante le escursioni con gli Zodiac (gommoni). Le condizioni atmosferiche possono dare una luce molto diversa agli scenari che si incontrano: bisogna mettere in conto che non sempre c''''è il sole, ma il viaggio e le emozioni che ci vengono regalate compensano qualche nuvolaglia di troppo o qualche nevicata improvvisa. Spero comunque che anche tu possa condividere con tutte le altre persone che ci sono state le sensazioni indimenticabili che l''''Antartide può offrire. A presto, Paolo
  5. pariniernestina
    Non Attivo

    Viaggio stupendo, io ho fatto qualcosa di simile molti anni fa con la nave Eugenio Costa ,partenza da Bs. As. , Puerto Madryn, Usuahia, Bahia Garibaldi navigato alle 4 del mattino con una luce particolare che illuminava i ghiacciai , abbiamo poi doppiato Capo Horn , Isole Falkland e rientro, è stata una esperienza indimenticabile ed il mio sogno è poterlo rifare, vorrei pero aggiungere l''''antartide con l''''esperienza fatta da te, mi dici per favore a chi rivolgersi per l''''organizzazione grazie Tina

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