Gli iceberg e la calotta glaciale

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L’Antartide è la terra dei ghiacci, che si distinguono in ghiaccio continentale e ghiaccio marino. 
Il ghiaccio continentale deriva dalla trasformazione della neve sotto la pressione del suo stesso peso. Forma una calotta che ricopre il continente e i suoi rilievi e scivola verso la costa e il mare, estendendosi sulla superficie dell’oceano per alcune centinaia di chilometri. Dal suo limite esterno si distaccano gli iceberg. 
Dall’altro canto, le fredde acque dell’Oceano Antartico raggiungono durante l’inverno temperature così basse che il loro strato superficiale congela, formando il ghiaccio marino. Si forma così la banchisa, la distesa marina di ghiaccio che circonda il continente fino a 1300 Km dalle coste, imprigionando la calotta e gli iceberg che da essa si distaccano. e impedendo l’accesso alle navi per la maggior parte dell’anno.
Il ghiaccio non è una materia statica bensì dinamica. Infatti si forma e si dissolve. Ha un suo bilancio di massa, che esprime il rapporto tra i processi d'accumulo e quelli di sottrazione, determinati dall’evaporazione, dalla fusione e dal distacco degli iceberg. Inoltre la calotta glaciale si muove. Il movimento è determinato dalle pendenze dei rilievi del terreno sottostante, dal suo peso e dalla temperatura atmosferica. I crepacci sono una conseguenza dei movimenti della calotta glaciale e a loro volta ne influenzano l’evoluzione, condizionando l’infiltrazione e la circolazione delle acque di fusione.
Il volume della calotta glaciale dell’Antartide è di circa 28 milioni di chilometri cubi. Se si sciogliesse interamente, il livello dei mari si alzerebbe di oltre 70 metri. Rappresenta il 90% del ghiaccio totale della Terra e il 70% delle riserve globali di acqua dolce. La calotta ricopre l’Antartide per il 98% della sua superficie e ha uno spessore medio di circa 2.000 metri; tuttavia non è uniforme e la sua altezza varia da poche centinaia a più di 4.000 metri. Si muove in senso centrifugo, dal centro del continente verso la costa, ad una velocità che varia da un minimo di 10-30 metri ad un massimo di 2.000 metri l’anno. Sotto la spinta del suo peso, la calotta scivola dalla superficie del mare per centinaia di chilometri, formando le banchise. Esse rappresentano l’11% dell’area dell’Antartide. Le due più grandi sono la banchisa di Ross (mezzo milione di chilometri quadrati ) e la banchisa di Ronne: esse occupano rispettivamente i bacini dei mari di Ross e di Weddell. Più piccole sono le banchise di Larsen, Abbott e Getz nell’Antartide Occidentale e quelle di Shackleton e Amery nell’Antartide Orientale.
Dalle banchise e dai ghiacciai sulla costa si distaccano gli iceberg, che sono forse l’elemento più suggestivo del paesaggio antartico. Hanno forme e dimensioni assai variabili. Se ne distinguono due tipi: quelli simili a montagne, che originano dai ghiacciai, e quelli tabulari, che nascono da una frattura della banchisa. Questi ultimi sono i più numerosi: a volte sono larghi più di 100 chilometri e hanno uno spessore anche di 200 metri. Gli iceberg galleggiano sul mare, dal quale emerge solo la quarta parte della loro massa. Essi viaggiano alla deriva, spinti dalle correnti marine e dai venti, risalendo verso nord fino a 45-50 gradi di latitudine. 
Il cambiamento stagionale più straordinario in Antartide è il congelamento dell’Oceano. Verso la fine dell’estate, il mare inizia a ghiacciare formando il pack, che a settembre, al termine della stagione fredda, raggiunge l’immensa estensione di circa 20 milioni di chilometri quadrati: gli iceberg vi rimangono imprigionati e lo scenario marino assume un aspetto movimentato. Poi in primavera, l’aumento della temperatura ambientale determina il progressivo scioglimento del ghiaccio marino, che a marzo è nuovamente ridotto ad una superficie intorno ai 3 milioni di chilometri quadrati.